Manifesto per delle università all’altezza delle loro missioni
Le università sovvenzionate dai fondi pubblici hanno 3 missioni, l’insegnamento, la ricerca e il servizio alla società, che si caratterizzano per la loro combinazione e le loro finalità.
Per i firmatari di questo manifesto, queste missioni hanno come finalità:
Conservare i saperi acquisiti nel corso della storia, produrre nuove conoscenze e trasmettere entrambi al maggior numero di persone, ivi compreso il dibattito critico che le ha accompagnate.
- Formare gli studenti alle metodologie di ricerca, all’analisi critica dei problemi e delle pratiche sociali, oltre che all’analisi dei risultati in campo scientifico, attraverso un esercizio del pensare libero da ogni dogma, nella ricerca del bene comune e di un’attività professionale esperta e responsabile
- Alimentare la riflessione delle società su se stesse, in particolare sul loro modello di sviluppo.
Le modalità di gestione attuali delle università vanno contro questa visione dell’istituzione universitaria.
Queste modalità privilegiano le parole efficacia, produttività e competizione. Il progetto proposto alle università è quello di diventare delle istanze di massima produzione nel minor tempo possibile, di ricercatori e professionisti che si adattano alle necessità del mercato, flessibili e competitivi – misurandosi il progresso dell’umanità in termini di crescita economica e progressi tecnologici e quello delle università in termini di “masse critiche”.
Così:
Le università sono sottoposte a delle valutazioni e revisioni internazionali sempre più numerose, che misurano la loro produttività e consentono di collocarle in dei rankings.
Senza negare l’interesse per la valutazione delle pratiche universitarie e dei loro effetti, bisogna constatare che le valutazioni attuali operano secondo dei criteri rigidi, spesso formali e calibrati su pratiche standardizzate; che la competizione che queste alimentano tra università porta a una corsa alle pubblicazioni delle quali il numero può prevalere sull’interesse intrinseco; che le loro procedure sono di una ingombrante burocrazia e che il messaggio che esse veicolano ricorda costantemente alle università che la logica alla quale devono sottostare è quella del mercato e degli standard globali.
Fuori dalla dotazione di base delle università, la selezione delle ricerche idonee per un finanziamento è largamente determinata dal ventaglio delle offerte disponibili e dalla dimensione o reputazione dei gruppi che accettano queste offerte.
Questa situazione mina l’identità della ricerca universitaria, in principio curiosa di tutto e aperta all’innovazione di cui possono essere portatori anche i piccoli gruppi di ricercatori e i giovani ricercatori. C’è una gara al progetto ben presentato piuttosto che a quello che sarebbe più utile per lo sviluppo delle conoscenze.
Per quanto riguarda l’insegnamento, i crediti assegnati alle università dipendono sovente dal numero degli studenti.
Nel caso delle facoltà a numero chiuso, questo conduce a una “caccia agli studenti” che porta al rischio di una diminuzione della qualità della formazione offerta e a quello di veder sparire corsi importanti ma poco frequentati.
Gli insegnanti universitari sono chiamati a specificare le competenze professionalizzanti che si suppone debbano sviluppare negli studenti.
Se dotare gli studenti delle competenze necessarie alle loro future attività professionali è indispensabile, mettere in evidenza queste competenze espone gli insegnanti universitari a privilegiare i saperi utilitaristi e “vendibili” a scapito delle scienze fondamentali e delle conoscenze nel campo umanistico, critiche e riflessive.
I servizi di gestione interna e quelli relativi alla produzione di dati sul personale universitario, rappresentativi delle rispettive istituzioni di appartenenza, si moltiplicano e hanno la precedenza sui servizi offerti alla società.
Gli elementi di cui abbiamo fin qui parlato concorrono a rendere il lavoro del personale universitario ripetitivo e sempre meno innovativo, per molti di questi lavoratori aumenta lo stress nell’ambiente lavorativo – il ricercatore e l’insegnante appassionati rischiano di perdere i loro ideali.
I firmatari di questo manifesto , al fine di promuovere la loro visione dell’istituzione universitaria, sollecitano:
- A garantire alla ricerca universitaria la libertà di esplorazione necessaria ad ogni scoperta, il diritto all’esitazione e al fallimento
- A riequilibrare le rispettive parti dei saperi critici e operativi, delle competenze generali e professionalizzanti nella formazione offerta dalle università
- A promuovere i servizi offerti alla società
- A arrestare l’inflazione burocratica, la corsa contro il tempo e altri fattori di stress che impediscono al personale universitario di svolgere bene il proprio lavoro
- A valutare le pratiche dell’università e i loro effetti in base alle finalità dell’istituzione universitaria e non in base a quello delle attese del mercato.
Ai loro occhi, rispondere a tali esigenze passa anche per:
- L’affermazione delle finalità dell’istituzione universitaria come sono state definite sopra
- Il rifinanziamento globale dell’insegnamento superiore
- L’utilizzo di criteri di attribuzione dei fondi pubblici che incoraggi la diversità della ricerca e che protegga la qualità e la pluralità della formazione offerta dalle università
Richiamano:
i poteri pubblici e le autorità accademiche delle università, a riconoscere alle università delle finalità conformi alla loro identità e alla loro funzione sociale e a donare loro i mezzi di raggiungere tali finalità;
il personale delle università, a resistere alle misure e pratiche che vanno in senso contrario a quello delle posizioni di questo manifesto. E quindi, ad aprire degli spazi di espressione e di analisi approfondita del malessere degli universitari, prendendo in considerazione cause, motivi e possibili soluzioni; a mobilitarsi in azioni concrete – da determinare in base ai contesti – per far valere le loro posizioni e proposte in ogni luogo utile a sostenere i movimenti e le azioni fuori dall’università , nella condivisione di una ricerca del bene comune.
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